Missioni

La libertà

Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Questo entrerà nella storia come l’anno del terrorismo islamico. E di fatto lo è.

Non ho partecipato – apertamente – né a gennaio né a novembre alla celebrazione degli attentati che han suscitato sdegno e clamore pubblico. Non ho cambiato i miei profili social inserendo bandiere. Non l’ho fatto non per disinteresse, ma perché non ho ritenuto doveroso farlo. Sono dispiaciuta, molto. Lo sono per le vittime, e per i fatti in sé. Sono dispiaciuta perché credo che l’ideologia possa essere sostenuta con mezzi non bellici, e contemporaneamente credo che non debba essere combattuta né sconfitta. L’ideologia è l’insieme di valori in cui si crede, non richiede l’uso della forza. I genocidi alimentano odio e distruzione, come le guerre e la violenza in genere. La fede si esprime in modo diverso. La fede è una questione interiore, personale, intima. Non riesco a convincermi del fatto che alla base degli atti di terrorismo, ci sia la fede, o l’ideologia. L’essere umano è evoluto, stenta a dimostrarlo ma lo è, e al giorno d’oggi, credere che si combattano guerre non in nome proprio, vuol dire credere alla befana che scorrazza sui cieli a cavallo della scopa.

Ogni giorno vengono commessi atti crudeli, disumani – al pari di quelli terroristici di cui sono ancora piene le pagine dei media. Solo che di questi se ne parla solo in prossimità delle giornate dedicate (la violenza, le minoranze, le malattie), oppure quando ci sono morti degni d’esser celebrati. Ecco, non ho manifestato il mio sdegno pubblicamente perché -per coerenza- dovrei farlo tutti i giorni. La solidarietà non può essere legata alle etnie o al numero di vittime coinvolte. Il singolo individuo che nell’angolo del salotto di casa propria è vittima di aggressione, il bambino che a scuola è bersaglio del gruppo, l’impiegato mobbizzato in ufficio: non subiscono atti di terrorismo loro?

La verità è che siamo un pò tutti terroristi. Non siamo in grado di non sopraffarci vicendevolmente per un pugno di monete, magari approfittando dell’attimo di distrazione altrui. Ma è vero anche che siamo dotati di coscienza, intelligenza e volontà, abbiamo la libertà a portata di mano e spesso, senza nemmeno accorgercene, vi rinunciamo.

La libertà – canta Gaber – è partecipazione. E francamente, io mi sento libera.

Siedi,
ti offro un giro.
#inbottega
Andiamo
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.